Restaurare una sedia in legno: incastri, gambe che traballano e finitura

Una sedia in legno che traballa raramente è da buttare. Con un po’ di metodo, qualche morsetto e la colla giusta si recupera in un fine settimana; con qualche attenzione in più si evita di respirare quello che non si dovrebbe.

Per restaurare sedie in legno si lavora in tre tempi: prima si capisce cosa non va, poi si rimette in sesto la struttura, cioè incastri e gambe, e solo alla fine ci si occupa della superficie. L’ordine conta. Riverniciare una sedia con gli incastri allentati significa doverla smontare di nuovo dopo pochi mesi, mentre una struttura solida con una finitura semplice dura anni. Quello che segue è il metodo che consigliamo per una sedia di casa, senza pretese da laboratorio, con i dati tecnici presi dalle schede dei produttori.

In sintesi

  • Conviene restaurare quando il legno è sano e i problemi riguardano incastri, piccole crepe e finitura.
  • La sedia che traballa si sistema smontando gli incastri allentati, pulendo la colla vecchia e incollando di nuovo sotto morsetto.
  • Gli sverniciatori con diclorometano oltre lo 0,1% in peso non possono essere venduti al pubblico nell’Unione europea dal 6 dicembre 2011.
  • Su sedie verniciate di cui non si conosce l’età, levigare o raschiare la vecchia pittura può liberare polvere di piombo.
  • Olio e cera si stendono in strati sottili e chiedono tempo: per i prodotti citati, 12 ore di essiccazione e 24 per la massima durezza.

Quando conviene restaurare una sedia in legno?

Conviene quando la struttura è sana: il legno non si sbriciola, le gambe sono intere e il problema sta negli incastri allentati, in qualche graffio o in una finitura opaca e consumata. Sono difetti che si risolvono a casa. Conviene meno quando una gamba è spezzata di traverso, quando il legno è segnato da gallerie di tarlo fresche o quando la sedia è un pezzo d’epoca di valore: lì il fai da te rischia di togliere più di quanto aggiunge.

C’è anche una valutazione pratica. Una sedia di serie, in faggio o in multistrato, recuperata bene torna utile per anni in cucina; una sedia di famiglia vale il tempo anche se il risparmio è minimo, perché quello che si salva è l’oggetto. Se invece la sedia ha già avuto più riparazioni con chiodi e viti, il lavoro si complica: ogni vecchio intervento va prima smontato.

Come capire cosa non va prima di iniziare?

Si capisce con dieci minuti di osservazione, sedia girata sul tavolo e buona luce. Nella pratica comune si controllano questi punti, nell’ordine:

  • Incastri: afferrate ogni gamba e provate a muoverla. Se si sente gioco o si vede una linea di colla aperta tra gamba e traversa, l’incastro va rifatto.
  • Crepe: una crepa lungo la fibra si può incollare; una frattura trasversale su una gamba è un lavoro da falegname.
  • Tarli: piccoli fori tondi con polvere chiara di legno sotto la sedia indicano un’attività recente. In quel caso conviene sentire un restauratore prima di qualsiasi altro intervento.
  • Seduta: impagliata, in paglia di Vienna, imbottita o in legno. Ognuna ha la sua strada, e spesso conviene staccarla prima di lavorare sul telaio.
  • Finitura: vernice trasparente, cera, olio o pittura coprente. Da questo dipende come preparare la superficie.

Come si sistema una sedia in legno che traballa?

Si sistema smontando gli incastri allentati e incollandoli di nuovo, non aggiungendo colla dall’esterno o una vite di rinforzo. Nella pratica di bottega più diffusa la colla vecchia si toglie prima di incollare, perché quella nuova deve lavorare sul legno pulito. I passaggi:

  1. Segnate i pezzi con un pezzo di nastro di carta e un numero, gamba e traversa, così da rimontarli nella stessa posizione.
  2. Smontate solo ciò che si muove, con colpi decisi di mazzuolo di gomma e un pezzo di legno a protezione. Gli incastri ben saldi si lasciano come sono.
  3. Pulite le parti da incollare raschiando la colla vecchia fino al legno, senza togliere materiale dal tenone, altrimenti l’incastro resta lasco.
  4. Fate una prova a secco con i morsetti, prima di stendere la colla, per capire come chiudere la sedia senza fretta.
  5. Incollate e chiudete con i morsetti, controllando con una squadra che la sedia appoggi su quattro piedi e non resti storta.
  6. Togliete subito l’eccesso di colla con un panno umido.

Sulla colla, le schede ufficiali danno indicazioni precise. Pattex, nella sua guida alle colle per legno, ricorda che la vinilica è la più diffusa, bianca o gialla, adatta al legno poroso, e che non resiste all’acqua se l’etichetta non lo dichiara. La scheda della colla Titebond Original, un’alifatica in emulsione, indica 4-6 minuti di tempo aperto a 21 gradi e 50% di umidità, e non va applicata sotto i 10 gradi, temperatura minima per colla, aria e materiali. Lo stesso produttore precisa che non è pensata per l’esterno o per ambienti umidi. I tempi di pressa variano da prodotto a prodotto: leggete sempre l’etichetta e non caricate la sedia prima del tempo indicato.

Come togliere la vecchia vernice in sicurezza?

Su una sedia la strada più controllabile è la carta abrasiva, a mano o con una levigatrice piccola, scendendo di grana man mano che ci si avvicina al legno. Gli sverniciatori chimici aiutano nelle parti tornite e negli angoli, ma vanno scelti con attenzione. Il regolamento europeo 276/2010 sul diclorometano negli sverniciatori stabilisce che i prodotti con diclorometano pari o superiore allo 0,1% in peso non sono immessi sul mercato per la vendita al pubblico dal 6 dicembre 2011; per gli operatori professionali l’uso è vietato dal 6 giugno 2012, salvo deroghe nazionali per personale formato. Se trovate una vecchia latta in cantina, non usatela e smaltitela come rifiuto pericoloso secondo le regole del vostro comune.

Il secondo rischio riguarda le sedie verniciate a pittura di cui non si conosce l’età. L’agenzia americana per l’ambiente, nella sua pagina sulle fonti di piombo in casa, spiega che raschiare, levigare o scaldare una pittura al piombo produce polvere di piombo, e avverte che anche oggetti antichi possono contenere piombo. Davanti a una pittura vecchia e scrostata la scelta più prudente è chiedere a un professionista; in ogni caso, lavorate all’aperto o con la finestra aperta, con mascherina antipolvere e guanti, e pulite a umido invece di spazzare. Per qualsiasi prodotto chimico la scheda di sicurezza del produttore viene prima di ogni consiglio letto in giro.

Quale finitura scegliere dopo il restauro?

Dipende da come si usa la sedia e da che aspetto volete. Nella pratica comune l’olio lascia il legno naturale al tatto, la cera dà una superficie morbida e calda, la vernice all’acqua protegge di più dove la sedia si sporca spesso. Come esempio, ecco i dati delle schede di due prodotti per mobili di un produttore italiano di finiture, Borma Wachs.

Prodotto Base Mani e carteggiatura Tempi indicati
Mobiloil Ceroso Forte Oli naturali con resine e cere Due mani, carta 220 o 240 tra la prima e la seconda 6-8 ore prima di carteggiare, 12 ore per l’essiccazione, 24 ore per la massima durezza
Cera ad Olio Dura 7030 Cere e oli naturali Due mani in strati sottili, carta 220 o 240, lucidatura con panno morbido 6-8 ore dopo la prima mano, 12 ore per l’essiccazione, 24 ore per la massima durezza

Entrambe le schede chiedono una superficie pulita, senza polvere, grassi né oli, e indicano l’acquaragia per diluire e pulire gli attrezzi. La scheda del Mobiloil Ceroso Forte di Borma Wachs riporta anche l’avvertenza EUH066: l’esposizione ripetuta può provocare secchezza o screpolature della pelle, quindi guanti anche qui. Per pulire e mantenere la sedia una volta finita, trovate i passaggi nella nostra guida su come pulire le sedie in legno da cucina.

Se volete invece cambiare colore con una pittura coprente, il lavoro di preparazione è diverso e lo abbiamo raccontato passo per passo nella guida su come pitturare le sedie di legno.

Quando è meglio rivolgersi a un restauratore?

Quando la sedia ha valore storico, quando i tarli sono attivi e quando la seduta è intrecciata. Una paglia di Vienna strappata, per esempio, si rifà a mano o si sostituisce con una rete già tessuta, due lavori diversi che spieghiamo nell’articolo sulle sedie in paglia di Vienna. Anche una gamba rotta di traverso chiede un falegname, perché va rinforzata con un innesto e non solo incollata.

Le sedute imbottite stanno a metà: smontare e rifare la stoffa si può fare a casa, e trovate come nella guida su come rivestire le sedie da cucina. E se dopo la diagnosi la sedia non regge il restauro, un riferimento è il catalogo di Arredare Moderno, utile per trovare sedie in legno di linea contemporanea da accostare a quelle recuperate.

Cosa controllare prima di iniziare

Verificate che il legno sia sano e che i tarli non siano attivi, fotografate la sedia da più lati e segnate i pezzi prima di smontarli. Procuratevi morsetti adatti alla larghezza della sedia, colla per legno da usare sopra i 10 gradi, carta abrasiva di più grane e la finitura scelta con la sua scheda tecnica. Lavorate in un ambiente aerato, con mascherina e guanti, e lasciate alla sedia i tempi di asciugatura indicati dal produttore prima di rimetterla a tavola.

Fonti

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